Cosa resterà…

Cosa resterà di questi anni 80….cantava Raf…e questa settimana sembrava già degli Anni Ottanta…per me quasi ottanta anni fa…
Due momenti di felicità talmente diversi tra di loro, ma accomunati dalle nostre voglie e dai nostri jeans, come un effetto serra che scioglie la felicità….è stato esattamente come scattare una fotografia alla fine di questa eternità
 
E no,no… i sentimenti che sento, non se ne andranno come spray….
 
Grazie a tutti per questi brevi fotogrammi di questi anni come giorni volati via per un attimo afferrati e già scivolati via…
 
Sento come se domani stia iniziando una nuova dimensione di me, di noi, del mondo che affrontiamo ogni giorno…
 
…lei tra pochi giorni diventerà anziana…non l’avevo mai considerato…
 
Ma probabilmente il trucco è vivere sempre come se fosse l’ultimo giorno, togliere quel di più che pagheresti esagerando…
 
…e capire che è questo quello che resterà….
…ricordare ieri nel laboratorio di fisica…
…e scivolare oggi giù dal pendio coi sacchi sotto il culo al buio di un meraviglioso cielo stellato….
 
…ritrovandosi nel letto esausti…mano nella mano…
 
…sempre pronti a nuove geometrie…

Mi vien voglia di kaka…

…l’impressione che ci fosse qualcosa sotto, fin dall’inizio, mi era chiara…
 
…l’epilogo è il migliore per tutti…ne guadagna il nostor spettacolo…la riprova è il golasso di ieri nell’azione del 1-3 in compartecipazione con pato…
 
…credo che fosse un colpo ad arte per ricreare stimoli e passioni…
 
per far parlare la gente sulla moralità…
 
…ognuno con la propria…
 
 
 

Diversa prospettiva di storia…

Cosa accadrà dopo la morte di Fidel Castro? La transizione alla democrazia, probabilmente, è “inevitabile”, come sostiene il candidato repubblicano statunitense John McCain. Ipotesi plausibile, visto che Raul Castro, il fratello di Fidel, è molto anziano e nel partito al potere non è emersa alcuna personalità in grado di reggere una successione. Castro aveva concentrato tutta la legittimità del suo regime sulla sua figura, è difficile pensare a un partito al potere senza il “Lider Maximo”.
Chi non crede nel ritorno alla democrazia a Cuba può benissimo indicare alcuni fattori negativi: non c’è alcun movimento di resistenza e dissidenza compatto e organizzato che possa prendere il potere. Gli esuli stessi sono politicamente divisi. La frustrazione della popolazione è crescente, ma tutte le forze armate e di sicurezza sono saldamente nelle mani del regime. Insomma, non si possono fare previsioni sul futuro di Cuba post-castrista. In compenso si può fare benissimo un bilancio di 49 anni di potere assoluto di Fidel Castro.
Il “Lider Maximo”, prima di tutto è responsabile dell’instaurazione della dittatura comunista. Emerse come il leader della rivoluzione democratica contro il dittatore populista (di sinistra) Fulgencio Batista. La rivoluzione del 1959 venne vissuta dalla maggioranza dei suoi promotori come una lotta per il ritorno alla democrazia. “Quando ero studente di legge all’Università dell’Avana iniziai da subito a manifestare il mio dissenso contro la dittatura di Batista. Noi tutti eravamo contro la dittatura, non avremmo mai pensato di aiutare l’instaurazione di un nuovo regime dittatoriale” – ci spiega Angel Cuadra, poeta della rivoluzione e poi dissidente anti-castrista, internato per quindici anni nel gulag cubano – “Volevamo ripristinare la Costituzione del 1940 che era stata sospesa da Batista e ritornare a votare. Quando Castro prese il potere, instaurò da subito un nuovo assolutismo. Noi dissidenti, che lo avevamo sostenuto, iniziammo a considerarlo come un traditore”. Castro non fu affatto costretto dalle circostanze (e dagli Americani) a sopprimere la democrazia e ad erigere uno Stato totalitario.
A dire il vero, Castro non era, tra i membri della nuova classe dirigente, il più totalitario. Il più ortodosso filo-sovietico era proprio il mitizzato Che Guevara. Anche prima della vittoria, Guevara scriveva “Appartengo a coloro che credono che la soluzione dei problemi di questo mondo si trovi dietro la cortina di ferro”: idee chiare su come seguire il modello totalitario di Stalin. Nei mesi successivi alla vittoria del gennaio 1959, contribuì attivamente alla fucilazione di 600 persone tra i membri dell’opposizione. Nominato ministro dell’industria (seppur privo delle basilari nozioni di economia) ricalcò per Cuba il modello sovietico, con la centralizzazione nelle mani dello Stato di tutti i mezzi di produzione, iniziò una vasta opera di irreggimentazione della gioventù e creò a Guanaha il primo campo di concentramento per prigionieri politici.  Nel frattempo si costituivano da subito dei tribunali speciali in cui non esisteva diritto alla difesa. In giugno Castro sospese le elezioni e alle opposizioni, arrogantemente, rispose: “Elezioni? A che servono?”. Subito dopo sospese la costituzione del 1940 (che garantiva i diritti fondamentali) e governò in modo assolutistico.
I comunisti non erano affatto egemonici nel fronte rivoluzionario. Contro Batista era attivissima la Chiesa locale guidata dall’arcivescovo Serantes. Questi aveva condannato la non democraticità di Batista, gli atti di violenza delle milizie di destra “Tigri” e aveva perfino permesso la partenza di molti sacerdoti per la Sierra, dove si organizzava la guerriglia anti-batistiana. Dopo la vittoria di Castro la Chiesa si è opposta alla dura repressione delle formazioni non comuniste e il dittatore ha invitato tutti i sacerdoti ad andarsene.
Il capo dei sindacati dello zucchero, David Salvador, aveva guidato i maggiori scioperi contro Batista, ma, democratico convinto, non aveva accettato che nel ‘59 i vertici del sindacato venissero nominati dal regime saltando le elezioni: è stato arrestato e subito dopo il suo sindacato, fuso per ordine di Castro con tutti gli altri, si troverà costretto a sopprimere il diritto di sciopero. “Il sindacato non è un organo rivendicativo” (Castro).
Uno dei leader dell’opposizione, Humberto Sorì Marin, era un liberale radicale e, nominato ministro dell’agricoltura, progettò la redistribuzione dei latifondi ai piccoli proprietari: Castro non approvò il suo piano e fece occupare le terre dall’esercito, sopprimendo con la forza ogni tentativo di resistenza contadina alla nazionalizzazione totale delle campagne. Matos, conquistatore di Santiago ed eroe della guerriglia sulla Sierra, si oppose alla nazionalizzazione forzata delle campagne: fu arrestato e giudicato con un processo senza difesa in cui il verdetto finale fu condizionato personalmente da Castro.
Dopo la nazionalizzazione delle campagne, gran parte dei gruppi di guerriglia urbana anti-batistiani si rifugiarono nuovamente sulla Sierra per combattere il nuovo dittatore. Il mitologico Che e Raul Castro scatenarono contro di loro una repressione così feroce da battere, in numero di vittime e di atrocità, decenni di regime di Batista: le famiglie dei contadini ribelli furono deportate in massa dall’altra parte dell’isola (lo stesso Guevara organizzerà a Guanaha i primi campi di “rieducazione” organizzati sul modello dei gulag sovietici). Uno dei leader della rivolta anti-castrista, Carrera, che era anche uno dei protagonisti della rivoluzione del ’59, fu ucciso personalmente da Guevara, suo rivale personale. A Santa Clara furono fucilati senza processo 381 “banditi” in un solo giorno. Nella prigione di Lloma de Coches le vittime furono più di 1000 in pochi giorni. Il capo dell’opposizione studentesca a Batista, Luis Boitel, poi unitosi alla rivolta anti-castrista, fu rinchiuso nel carcere duro a Boniato: morì in seguito a 53 giorni di sciopero della fame dichiarando “faccio lo sciopero per ottenere i diritti riservati ai prigionieri politici; quegli stessi diritti che voi chiedete per gli altri Paesi dell’America Latina e negate al vostro”.
Nella metà degli anni ‘60 i comunisti egemonizzavano in modo assoluto il fronte rivoluzionario: gli altri partiti erano stati smantellati. Già dal primo anno era stata costituita un’efficiente polizia segreta, la DSE, guidata da Ramiro Valdes. Era (anzi è, perché esiste tuttora) divisa in tante sezioni quante sono quelle della società cubana: le prime due controllano personalmente ogni membro dell’amministrazione pubblica, la III controlla il mondo dell’arte e dello sport (gli scrittori rivoluzionari Padilla e Arenas sono le vittime più illustri), la IV controlla tutti i settori dell’economia, la V i trasporti e le comunicazioni non telefoniche (ogni lettera spedita è passibile di controllo), la VI (la più numerosa, con più di 1000 agenti) si occupa delle intercettazioni delle telefonate di ogni cittadino cubano, la VII  controlla ogni membro del corpo diplomatico e l’VIII assicura di guidare bene i turisti che vanno in vacanza a Cuba: devono veramente vedere che questa sia un paradiso.
Non basta: un altro organismo, il DEM, organizza migliaia di informatori e delatori sparsi segretamente tra la popolazione civile, l’esercito e la stessa polizia segreta. La Dirrecion 5 del DEM, è specializzata nell’eliminazione fisica degli avversari politici indicati da Castro in persona. Nei campi di “rieducazione” (il primo dei quali, lo voglio ricordare, è stato organizzato personalmente da Che Guevara) gli UMAP, sono stati sistematicamente rinchiusi cattolici, protestanti, testimoni di Geova, omosessuali e tutti i “potenzialmente pericolosi per la società”. Questo sorvolando sul trattamento carcerario: celle di 30 metri quadrati per 42 prigionieri, sfruttamento delle fobie dei detenuti, scarpe zavorrate col piombo, uso del pentothal e altre droghe per tenere svegli i prigionieri, uso dell’elettroshock, finte esecuzioni, ecc…
Tutti questi sacrifici, almeno, sono serviti a fare di Cuba (che sotto la dittatura di Batista era uno dei paesi più benestanti dell’America Latina) un paese in cui la popolazione vive meglio? Evidentemente no, perché i risultati economici sono miseri. Il benessere, obiettivo principale del regime socialista di Castro, non è garantito: il Pil pro-capite è di 4500 dollari. Un’inezia rispetto ai 31.000 dollari dell’Italia. Meno dell’Albania (5500 dollari), giusto per fare un esempio di confronto con un paese povero europeo. E meno di un terzo rispetto al Pil pro-capite dei democratici Cile e Argentina (rispettivamente 14.500 e 13.000 dollari) e poco più della metà della Colombia, pur flagellata dal terrorismo (7500 dollari).
I difensori ad oltranza del sistema cubano salvano almeno la sanità. Ma un’inchiesta indipendente condotta dal professor Julian Antonio Mone Borrego nel marzo scorso, svela una realtà ben diversa da quella spacciata dalla propaganda: nell’ospedale di Santa Clara, un’invasione di scarafaggi, ha contaminato tutto, dal cibo al materiale medico; a Ciego de Havila, la mancanza di equipaggiamento e medicinali di prima necessità ha costretto l’ospedale locale “Antonio Luaces Iraola” e “Roberto Rodriguez” alla sospensione di tutte le operazioni chirurgiche. A Camaguey, tutti gli ospedali locali registrano carenze di materiale di base per i test di laboratorio. A Holguin, continui blackout hanno costretto il personale medico a ricorrere alle lampade a petrolio per illuminare i locali. Persino nella capitale, nel gennaio scorso, un paziente malato di Aids, e ricoverato in un sanatorio specializzato, lamentava condizioni igieniche impossibili: acqua contaminata ed escrementi animali in tutti i locali. A Cienfuegos, nelle farmacie, è mancata l’aspirina per mesi. A questi episodi va aggiunta una carenza cronica di autoambulanze, tempi di attesa lunghissimi per i pazienti e una crescente frustrazione del personale medico e paramedico, che si vede molto spesso negare ogni richiesta da una burocrazia lenta e corrotta.
Sarebbe sbagliato anche dare la colpa all’embargo statunitense, come ripete sempre la propaganda cubana e filo-cubana in tutto il mondo. Perché fino al 1991, Cuba è stata sostenuta economicamente dall’Unione Sovietica. E dopo la dissoluzione dell’Urss, il regime di Castro ha stabilito nuovi contatti commerciali con l’Europa, con i paesi ex sovietici e, dal 1998, mantiene rapporti commerciali privilegiati con il Venezuela di Hugo Chavez, il maggior produttore di petrolio di tutta l’America Latina. Tuttora il Venezuela vende il petrolio a Cuba a prezzi politici, fuori mercato.
In compenso il regime di Castro ha primeggiato nell’esportazione di un prodotto speciale: la violenza politica. Decine di migliaia di consiglieri militari e soldati (più o meno) volontari sono andati a combattere in Angola, Mozambico, Etiopia e Nicaragua, per “esportare la rivoluzione”. Il regime castrista è sospettato di avere anche sostenuto segretamente la guerriglia comunista nel Salvador, la guerriglia delle Farc in Colombia, indirettamente anche il terrorismo dell’Eta in Spagna.
E’ ancora difficile calcolare i danni, la sofferenza, la miseria e i lutti provocati, a Cuba e nel resto del mondo, da questi anni di potere assoluto di Fidel Castro. Tutta la verità potrà emergere solo quando cadrà del tutto il regime rivoluzionario instaurato nel 1959.
Per ora limitiamoci a sperare che i suoi successori non siano “all’altezza” del padre della rivoluzione cubana.
 
 

Mediazione Linguistica

"Ma te andresti a Lampedusa ad accogliere i profughi?"
"Si, è quello per cui ho studiato"
 
Io penso che i profughi sarebbero più contenti di vivere bene al loro paese. E allora perchè non fare qualcosa laddove serve, senza portarci il problema qua ?
Il bambino messicano vuole vivere scalzo e parlare spagnolo, non gli interessa camminare sul cemento di Milano…per chiedere elemosina o se va male spacciare droga….
…E tu mediatore linguistico, non saresti più contento di mediare le lingue e le culture che hai studiato nella calda Acapulco ? ma anche a Karachi o nelle favelas di Rio ? o in un istituto professionale di Mariano Comense, con la "signorina maestra" di 80anni con la bacchetta appuntita che giudica e divide l’ "immondezzaro scatafasciato del globo" dai perbenisti benpensanti "aristrocatici" (eh si, perchè la maestra vecchio stampo sa di antico e aristocratico, direi rispettosamente rigido) come lei ?
Il colonialesimo, e in particolar modo il vittorianesimo hanno portato splendore. Certo, la schiavitù è stato un processo difficile da estirpare, per quanta differenza c’era tra l’aristocrazia e il resto della gente. Ma ha portato la civiltà umana al progresso del 900. Certo l’esperienza italiana fu negativa, ma perchè mancava (e tutt’ora siamo indeitro) l’infrastruttura. Ora invece l’8% del mondo ingrassa davanti alla tv, senza curarsi troppo di quello che accade a Gaza City, o ad Harare o semplicemente della povertà di Manila.
Extra-comunitario è già di per se una discriminazione. Perchè è extra, estraneo, fuori. Per necessità è comunitario, nel mio, di comune. Ma lui, se potesse, se i potenti della terra lo permettessero, non sarebbe qui. Non gli frega di votare Veltroni o Berlusconi, è un diritto sensa senso: se io fossi in lei vorrei studiare le lingue a Yalta, non fare la troia sui marciapiedi di Verona, che i clienti la lingua te la mettono sapete dove, o Economia all’Università di Mogadiscio, senza che ti sparano da dietro al banco, e cercare soluzioni per far uscire il mio paese dalla povertà. Perchè la ricchezza è dentro la testa di ognuno.
 
…Mediate gente…ma Meditate anche…
 
 

Ronie

E’ vero che da bambino ha fatto 23 gol in una partita? «Sì, ma gli altri erano molto scarsi».

E le traverse dello spot sono tutte vere? «E’ la più grande verità del calcio. Se non ci crede chieda a chi mi vede quando mi alleno: l’ho rifatto l’altro giorno»

 
Ho l’impressione che lui sia un psso più avanti degli altri, che alle volte non capiscano il suo calcio illuminante…
 
Quando lo rivedremo correre come nel 2004 beh allora il Milan vincerà ancora qualcosa di importante

Roadmap 09

…uno all’inizio di ogni anno esprime i propri buoni propositi…da realizzare o iniziare o terminare entro la fine dei 12 mesi successivi…poi puntualmente arriva a dicembre e tira le somme di quel che si è fatto…o spesso, il più delle volte, non fatto….
 
Come dico sempre l’importante è fissarsi degli obiettivi…e anche se non si riescono a realizzare entro la tale data…ancora più importante è che gli obiettivi "crescano" insieme a noi….alle nostre esigenze, al voltare pagina delle giornate o del mondo che ci circonda…come una roadmap, come si dice oggi, un percorso puntellato di tappe intermedie che ci permettono di arrivare all’obiettivo senza fare passi più lunghi della gamba…in teoria…
in pratica…potrebbe essere tutto percorso fuori via…e arrivare ugualmente all’obiettivo, oppure arrivare ad un altro obiettivo.
 
Altrettanto vero ed importante è capire che un obiettivo non si può realizzare od ottenere come ci si era prefissati…e allora l’istinto e l’esperienza ci devono far riflettere e decidere per qualcosa di diverso…porsi un altro obiettivo…
 
Lascia dormire il futuro come si merita
Se lo si sveglia prima del tempo
si ottiene un presente assonnato