Idoli fino alla fine

Era il numero 3 della squadra, 30 anni fa, sul giornale c’era il suo nome.
Era la prima volta che pensava al suo esordio.

Era il numero 9 della squadra, 20 anni fa, sul giornale c’era il suo nome.
Era la prima volta che pensava al suo ritiro.

Maledetta vigliacca, oggi sale solo l’amarezza.

« Il lutto per il suo ritiro anticipato non si è estinto e mai si estinguerà. »
CB

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Giù nel cortile

Il calcetto a ranghi misti coi genitori…uno dei miei migliori ricordi da piccolino, eravamo una masnada di parenti, a Erice, abbiamo occupato il parcheggio delle auto, mi era sembrata la partita di Holly e Benji, lunghissima e bellissima, con papà portiere ciecato e zio Enzo a smanacciare…con tanti pischelli con una pazza voglia di giocare, chi piu’ chi meno in grado…e quel campetto di ieri, a Pellio, con la chiesetta di sfondo e la riva del fuori, a distanza di 25 anni, con le mamme i papà e le sorelle…un applauso alle ragazze…

…a piedi nudi a giocare nei prati,
mentre là in centro respiro il cemento…

Un signor conte

Un allenatore esordiente in serie A che non perde le prime 25 partite come definirlo ? Antonio fin da quando giocava a Lecce era un signor giocatore. Fuoriclasse sarebbe eccessivo, ma decisamente uno che a centrocampo faceva la differenza. Mi è sempre piaciuto come giocatore, perché era uno gagliardo, uno che compri al fantacalcio perché prende un buon voto, un vincente insomma. E ha vinto. Lippi e Sacchi gli fanno capire il ruolo di innovatori nel calcio e lui si è ritrovato a gestire una squadra come lui. Non fuoriclasse – solo Pirlo e Buffon – ma giocatori gagliardi, giovani che arrivano alla ribalta con voglia di vincere. Questo è uno tosto e crea lo spirito giusto. E, da non sottovalutare, usa molta tattica. Se si conferma – con un altro fuoriclasse – l’anno prossimo avrà una strada piena di successo.
Max il successo l’ha avuto. Max era un fuoriclasse mancato, un 10 di provincia che non ha mai sfondato, ma con buona tecnica e discreta classe. Lo ricordo bene nel Pescara con Galeone. Le sue idee hanno funzionato fin quando aveva giocatori in grado di sostenere il progetto tecnico. gli inserimenti di boateng soprattutto. Muntari giocava cosi con Murigno, per cui magari sosterrebbe La sua idea di gioco. Altrimenti la sua squadra diventa anarchica. E non vince. Soprattutto con certi elementi con cui l’allenatore confonde o sopravvaluta la tecnica : Il robigno operaio è un falso, che sbaglia gol clamorosi e manuelson non si può vedere. I due che corrono storti. Peró o, il 10 del Brasile che non vede la porta. Chi l’avrebbe detto. Di qui rimangono pochi giaccherini lichstini vucinicini vidali marchisi estigarribi matri. Ma te li vedi sedorf Ambrosini bonera zambrotta favalli e tassotti che li rincorrono ? Ma perché stankobic ambiassi Zanetti cordoba Bergomi e zenga? Ci vuole il ricambio, e quest’anno Antonio, dopo il riporto, vuole riportare la gobbazza dove lui l’aveva lasciata.

Rassegnazione e Sfida

La crisi dei valori e della famiglia come schema centrale della società è la causa principale dei malesseri depressivi degli uomini moderni, siano essi anziani o adolescenti appena scontratisi con la dura realtà della vita. La rassegnazione di un ultra sessantenne che si accorge di aver dato più di quanto abbia ricevuto da una vita di sacrifici svoltasi all’interno degli schemi fissi chiesa-casa-lavoro è davvero difficile da poter comprendere fino in fondo per chi non ha vissuto nel mezzo di due epoche ben distinte, che pero si uniscono a cavallo del millennio. È ovvio che, con il passare degli anni, mancando gli ultimi due fattori dello schema, l’unico rifugio sia la fede, l’unica inconfutabile via di uscita. Non la soluzione, ma una via d’uscita. La domanda è: posto che tutt’ora la stragrande maggioranza della società si basa ancora su questo canovaccio, cosa succederà ai nostri figli? Possiamo noi individuare uno schema diverso da seguire in una nuova società dove gli ultra sessantenni saremo noi ? Sarà molto difficile da scardinare questo schema, perché il ruolo centrale di educazione alla vita, almeno fino a una pre-adolescenza, sarà la famiglia, ben difficilmente sostituibile con una alternativa. Le nuove generazioni stanno riscoprendo il branco, l’insieme di amici con il quale stare, condividere e agire. Nel male di solito, ma per questa società, non per il branco. È come tornare a un trapassato molto remoto, miliardi di anni e di passi e di schemi indietro nel tempo. Quindi, rassegnazione a priori, anche per noi che stiamo nel mezzo ? Noi no, non possiamo, noi abbiamo il dovere di prendere il vecchio per aggiustare e adeguarlo al nuovo, per tramandare un nuovo schema. Questa è la vera sfida.