L’Alchimista

“Allora noi,

                    i cuori,

                                parliamo a ciascuno sempre più sottovoce,

                                                                                                          ma non taciamo mai. 

                                                                          E ci auguriamo che

                  le nostre parole non siano udite :

non vogliamo

                       che gli uomini soffrano

                                                              perchè non hanno seguito

                                                                                                            il proprio cuore”

L’ Auriga

Si immagini l’anima simile a una forza costituita per sua natura da una biga alata e da un auriga. I cavalli e gli aurighi degli dèi sono tutti buoni e nati da buoni, quelli degli altri sono misti. E innanzitutto l’auriga che è in noi guida un carro a due, poi dei due cavalli uno è bello, buono e nato da cavalli d’ugual specie, l’altro è contrario e nato da stirpe contraria; perciò la guida, per quanto ci riguarda, è di necessità difficile e molesta. Quindi bisogna cercare di definire in che senso il vivente è stato chiamato mortale e immortale. Ogni anima si prende cura di tutto ciò che è inanimato e gira tutto il cielo ora in una forma, ora nell’altra. Se è perfetta e alata, essa vola in alto e governa tutto il mondo, se invece ha perduto le ali viene trascinata giù finché non s’aggrappa a qualcosa di solido; qui stabilisce la sua dimora e assume un corpo terreno, che per la forza derivata da essa sembra muoversi da sé. Questo insieme, composto di anima e corpo, fu chiamato vivente ed ebbe il soprannome di mortale. Viceversa ciò che è immortale non può essere spiegato con un solo discorso razionale, ma senza averlo visto e inteso in maniera adeguata ci figuriamo un dio, un essere vivente e immortale, fornito di un’anima e di un corpo eternamente connaturati. Ma di queste cose si pensi e si dica così come piace al dio; noi cerchiamo di cogliere la causa della perdita delle ali, per la quale esse si staccano dall’anima.

(dal Fedro di Platone)

I puri per difetto o per eccesso

Evviva Voltaire e Montesquieu,
potenti per molta ragione!
hanno minato un regime
mangiandone ogni briciola buona.

Perché e in nome di che
non dovremmo divorare ciò che nutre,
anche in una istituzione
che prepariamo alla distruzione?

Ha hestemmiato!

Questo grido l’aspettavo: è un puro che ha parlato.
Lo conosco – il puro – mi è entrato
dentro da anni, mi ha
violentato,
si è confuso con me
a un punto tale che
non so se non son io che ho gridato.

Riveste ogni mia intenzione
di polvere sottile ed antica,
cosi che tutto ciò
che al di fuori di me
di purezza e di virtù è ammantato

richiama dal mio interiore
la polvere sottile,
la scuote e
malgrado me
scruto attentamente e sto a sentire.

E sempre nascosto nella folla
in ogni angolo oscuro;
guardatevi dal buio,
dal gruppo chiuso e austero,
guardatevi – che non nasconda il puro.

Annidato come pipistrello nero,
ascolta con le orecchie e senza cuore,
privo di cervello e di piacere, ma ha
le regole imparate dal manuale.

Ha bestemmiato.
Ha tradito e s’è sporcato.
È un profanatore.
Allontanatelo.
È il pungolo della morte.
È un’ammonizione per i nostri ottimisti.
È uno scandalo infamante.
Lo coviamo ingenuamente.

Ha bestemmiato,
            odio la purezza.
ha tradito e s’è sporcato,
            odio l’onestà.
È un profanatore,.
            odio il rigore,
Allontanatelo,
            troppo facile!
è il pungolo della morte,
            mascherati di virtù,
è un’ammonizione
            a giustificazione
per i nostri ottimisti,
            che mancate di invenzione!
è uno scandalo
            vi aggrappate
infamante
            a verità prefabbricate,
e lo coviamo
            pur sapendo
ingenuamente!
            che ora tutto è cambiato.

Gridano i puri,
tirano fuori dei valori
sacri, intoccabili a priori
e non importa se siamo molto
ignari del significato di questi tesori.

Servono solo a linciare
il profanatore,
sorreggono il potere
e sono utili per chi non ha il coraggio
di scegliere
e vivrebbe nel terrore.

Il puro per difetto:
ecco il primo assassino.

Ha sempre il sospetto
che chi gli sta vicino
nasconda un valore che lui non ha,
perché è puro per difetto
di passione – o meglio affetto
da una passione difettosa.

È’ l’amante della regola:
eccola lì, grassa, prosperosa,
portata a spalla dai morti
che si mescolano ai vivi,
loro bianchi e consunti,
lei ridente e volitiva li schiaccia col suo peso
in uno stato continuo di morte protettiva.

Trema il puro per difetto
che venga a mancare
chi la regola la sa inventare:
lo protegge, lo difende,
se lo ingrazia nel terrore
se c’è chi osa sregolare.

Ascoltatela la sua fine tragica:
trascinato dal profanatore,
che è la sua sorgente di vita e il suo tormento
– lui lo sa e lo insegue non lo lascia un momento –
si ritrova all’aperto in uno spazio sconfinato,
si perde si sente morire,

Per salvarsi cerca, rabbioso, l’errore.
A volte succede che muore da eroe,
aggrappato alla sua regola stretto stretto,
che non vuole mollare.

Ma evviva Voltaire e Montesquieu,
potenti per molta ragione!
hanno minato un regime
mangiandone ogni briciola buona.

Perché e in nome di che
non dovremmo divorare ciò che nutre,
anche in una istituzione
che prepariamo alla distruzione?

Ha bestemmiato!
grida il puro immacolato,
quello per eccesso.

Con questo è impossibile parlare:

Chi sei? dimmi il tuo nome
quello in cui credi;
e sei anche tu
alla ricerca dell’errore? Quale?

« Intellettuale io non sono,
non ho professione, né nome, né posto,
fuori dall’istituzione per evitare la contaminazione.

Certo mi vuoi limitare, con quelle tue definizioni,
vuoi ridurmi a uno sporco mercante di idee comuni;
e tu così mi combatti, lo so,
ma io ti sfuggo,
non ho identità,
non ho volto, non ho sostanza:
sono la verità.
Una sola idea ho e non importa se non ha
niente a che vedere col mondo,
certo un giorno l’avrà.

Nascosto fra voi con la mia idea,
aspetto e non mi sporco:
basta che vostra mai non sia,
che non arrivi in porto ».

Così parla il puro per eccesso,
lontano da ogni compromesso
ma accade a volte, per una svista,
che non è altro che un puro teppista.

Sa tutto senza dubbio né timore,
sfruttando gli altri in nome del rigore
e forse – ma tardi – anche lui saprà
che è cullato proprio dalla società.
Si crede per nascita un eletto,
infatti è come un figlio di papà,
non gli serve imparare e capire
e non sa
che è assai lontano dalla libertà

Rimani nel tuo limbo
vuoto di paragoni,
che nessuno ti avvicini
beato ed immacolato
estraniato e fallito
per non essere consumato
estraniato e fallito
per non essere consumato.

L’idea è nobile e pura
e noi poveri sporchi
lottiamo spalla a spalla
col corrotto ed il compromesso,
intralciati dal puro per difetto
e linciati dal puro per eccesso:
e restiamo offerti ed indifesi
a una sola tua bella parola,
stupenda per armonia
tra fervore e teoria,
stupenda per armonia
tra fervore e teoria.

Ma evviva Voltaire e Montesquieu,
potenti per molta ragione!
hanno minato un regime
mangiandone ogni briciola buona.
Perché e in nome di che
non dovremmo divorare ciò che nutre,
anche in una istituzione
che prepariamo alla distruzione?

Verrà il giorno, se vogliamo,
di tagliar la testa al sovrano
e di mandare a morte la corte;
ci saremo assicurati lunghi anni di vita,
giustamente nutriti dalla morte.

Distruggiamo, divoriamo
ogni corte ch’è sempre bieca e forte
ed ogni mito
che nasce già esaurito;
e lui dirà: « A me, che vi ho nutrito, vestito,
creato? »,
e noi:
« Sì a te, nostro re »;
e lui:
« Senza di me dove finirà la nazione? ».
« La tua testa è la soluzione,
non preoccuparti più per noi »
« Chi vi guiderà, chi vi sceglierà la sorte? ».
« La strada è nostra, l’entrata è la tua morte ».
« Ingrati, ve ne pentiréte presto,
quando guerra e fame… ».
« D’ora in poi scegliamo noi ».

E così,
mio grande sovrano,
anche per te
arrivò la fine,
ma noti opporti a ciò che accade per preparazione;
basta adattarsi a essere strumenti
di un grande disegno di evoluzione
fatto di vita, morte, pace e distruzione.

Ma evviva Voltaire e Montesquieu,
potenti per molta ragione!
hanno minato un regime
mangiandone ogni briciola buona.
Perché e in nome di che
non dovremmo divorare ciò che nutre,
anche in una istituzione
che prepariamo alla distruzione?

« Liberaci dal male »,
gridiamo all’intellettuale:
« Tutti a scandalizzarsi
e nessuno a scandalizzare ».

Dove vai, intellettuale?
Eri nato per portare
una sana rovina, e ti sei
ridotto a prefetto di disciplina;
dove vai? dove vai? dove vai?
Hai gli occhi, ma li chiudi
e ti lasci portare
fuori dal mondo, e poi
parli senza far male a nessuno
e il tuo dolore lo soffriamo noi.

I puri ti han tagliato la testa,
le mani, le gambe ed il potere,
ma eri tu che lo dovevi fare,
intellettuale.

Ma io ci penso e poi mi dico quale
è quello che ci libera dal male.

Tutti legati in un modo tale che
non si potranno mai più liberare.

Per primo c’è quello che ha fiutato
nella vita di essere un fallito
e, ritirato tra i puri per difetto,
non violenta più il suo intelletto.

E quello puro per eccesso,
che rifiuta ma divora lo stesso,
perché non può non divorare:
ma farlo senza ammetterlo
è tra tutti i sistemi di gran lunga il peggiore.
Succede che, invece di minare,
finisce lui stesso ad ingrassare
il regime e adesso non è più
solo puro per eccesso,
ma è anche puro fesso
e irrimediabilmente integrato.

C’è poi quello che ha minato e divorato,
ma poi il morto se lo è ritrovato
dentro, e lo vive dandogli il suo nome,
e resuscitato nella sua persona.

I puri t’han tagliato la testa,
le mani, le gambe ed il potere,
ma eri tu che lo dovevi fare,
intellettuale.

O beati manichei

Per la vostra purezza pagano gli altri,
non pagate voi.

O beati manichei

Ma evviva, evviva il compromesso
riconosciuto come tale,
usato come arma insidiosa,
a un taglio solo ma mortale;
e non quello che chiamate con i vostri
risonanti e stupendi sostantivi,
solamente per salvare il rigore
di voialtri, sofferti e falsi puri!

O beati manichei!

Ma evviva quello che ogni giorno
sceglie e sa
quel genere di guerra
che gli va
e ha il coraggio di dichiararsi dentro
la società,
impegnato ogni giorno a creare
la preziosa ostilità!

O beati manichei!

Ma guardiamoci intorno e vediamo
l’uomo puro, ma puro davvero,
circondato da un lato dai bianchi
manichei onnipresenti
e dall’altro, con mille seduzioni,
lusingato e soffocato dal potere;
e tutti insieme gli tagliano la testa,
e mani, le gambe ed il volere.

O beati manichei!

E più noi ci tuffiamo nel fango,
più la strada nascerà sotto di noi,
invece di andare sotto ai piedi
di quegli altri del governo; e poi
come può un piatto di bilancia
essere abbassato, se noi al solito,
per paura di un piatto non pulito,
restiamo appesi in aria come spiriti?

O beati manichei!

E intanto trionfano i governi,
i re, i regimi ed il potere
e a noi ci dà baldanza di sapere
che siamo sempre la minoranza.

Com’è bello stare in pochi ma eletti,
o che sollievo le mani pulite,
le manterremo fino alla morte;
ma come ci servono le mani sporche!

La mia lettera sta per finire,
vi saluto con molto affetto;
non ho deciso di morire,
ma una volta per tutte di troncare
con la purezza, l’onestà e il rigore
e affrettarmi invece a pensare
e parlare per tagliare la testa,
le mani e le gambe al potere;
perché i fatti
me li han fatti venire
in mente e da tempo ricordare,
con la loro importante lezione,
Voltaire e Montesquieu,
potenti per molta ragione

 
Fonte: Marini Giovanna, Viva Voltaire e Montesquieu, Edizioni del gallo, 1968

On the road End

…For years he had been chief profet of that gang, and now they were learning his technique….

 

 

...you can’t teach the old maestro a new tune…

 

 

…you spend a whole life of non-interference with the wishes of others including politicians and the rich

and nobody bothers you and you cut along and make it your own way…